La Donna in Pantaloni
Le immagini scaricate avranno il formato 1024×1024. Per salvare l’immagine, fare clic con il tasto destro del mouse sull’immagine desiderata e selezionare “Salva immagine con nome…” andandola a collocare nella directory dei file desiderata.












La donna in pantaloni, sotto il profilo erotico ed estetico, è una figura ibrida, ambigua, trasgressiva. Dai primi travestimenti teatrali alla moda contemporanea, i pantaloni diventano strumento di potere, seduzione e ambiguità sessuale. Indossare pantaloni, per una donna, ha significato nei secoli sfidare le norme, riappropriarsi del corpo, giocare con l’identità e cambiare lo sguardo erotico che la società le riserva.
Vediamo come questa figura si sviluppa e si erotizza in letteratura, teatro, illustrazione, cinema e fumetti.
📚 LETTERATURA
Nella letteratura, la donna in pantaloni spesso incarna la ribellione sessuale e sociale. I pantaloni segnano un’uscita dallo spazio privato, un ingresso in quello pubblico — e dunque una rivendicazione di libertà. Questa trasformazione, però, è sempre accompagnata da una carica erotica simbolica.
Romanticismo e Ottocento:
- George Sand (pseudonimo maschile): indossa pantaloni, fuma, scrive romanzi, ama liberamente. La sua immagine è scandalosa e affascinante. I pantaloni diventano emblema di libertà e desiderio non convenzionale.
- Nei romanzi gotici e libertini, la donna in abiti maschili trasgredisce e seduce (es. travestimenti in Fanny Hill o nei racconti di Théophile Gautier).
Novecento:
- In Colette, le eroine ambigue spesso vestono abiti maschili con grazia sensuale: è un erotismo non esplicito ma carico di tensione visiva.
- In letteratura lesbica (Djuna Barnes, Radclyffe Hall), i pantaloni sono simbolo di identità queer, ma anche fascino potente e magnetico.
Oggi:
- In scrittrici come Virginie Despentes, Chimamanda Ngozi Adichie o Valeria Parrella, la donna in pantaloni è padrona del proprio corpo, e i pantaloni rappresentano autonomia e desiderio esplicito, mai oggettivato.
🎭 TEATRO
Nel teatro, la donna in pantaloni ha una tradizione secolare, ed è spesso figura di ambiguità erotica.
Travestimenti:
- Già nel teatro elisabettiano, i ruoli femminili erano recitati da uomini, ma nel teatro settecentesco e ottocentesco, la donna travestita da uomo — spesso in pantaloni — diventa figura seduttiva e androgina.
- Nella commedia dell’arte, la finta mascherata in pantaloni è carica di ironia erotica.
Opera lirica:
- I cosiddetti “ruoli en travesti” (Cherubino in Le nozze di Figaro, Octavian nel Rosenkavalier) sono affidati a donne che indossano pantaloni e generano fascinazione ambivalente, tra sensualità e gioco di genere.
Teatro contemporaneo:
- Performer e registe come Phia Ménard o Emma Dante giocano spesso con l’ambiguità sessuale del corpo femminile vestito di maschile, provocando dislocamento erotico e ridefinizione del desiderio.
🎨 ILLUSTRAZIONE
Nell’illustrazione erotica, la donna in pantaloni è meno comune della donna in lingerie, ma quando compare, ha una potenza visiva sofisticata, fredda, elegante, fetish o militante.
Anni ’20–’30:
- Le flappers con pantaloni larghi e taglio maschile sono icone di libertà sessuale e visiva (vedi le illustrazioni di George Barbier).
- Tamara de Lempicka nei suoi quadri mostra donne in smoking, pantaloni, guanti neri: sensualità geometrica, fredda e ambigua.
Erotismo dandy e androgino:
- Il corpo femminile in pantaloni, in stile Marlene Dietrich, è fetish, dominante, misterioso.
- Illustratrici moderne (come Apollonia Saintclair) esplorano donne vestite in pose erotiche, dove i pantaloni aderenti o da cavallerizza sono più seducenti della nudità stessa.
🎬 CINEMA
Il cinema ha esaltato la figura della donna in pantaloni come icona erotica, stilistica e ideologica, dal classicismo hollywoodiano ai film queer e contemporanei.
Icone:
- Marlene Dietrich in Morocco (1930): smoking, capelli tirati, bacia una donna – è la nascita del desiderio androgino cinematografico.
- Katharine Hepburn, Greta Garbo, Lauren Bacall: pantaloni come segno di forza e sensualità sobria.
Nouvelle Vague & erotismo:
- In film come La maman et la putain o Belle de jour, le donne in pantaloni (o culotte maschili) hanno una sessualità cerebrale e imprevedibile.
- Nei film di Godard, la donna in jeans è oggetto e soggetto del desiderio.
Cinema contemporaneo:
- In Portrait de la jeune fille en feu o The Duke of Burgundy, l’intimo femminile maschileggiante è parte del gioco erotico sottile e mentale.
- Nei film di Pedro Almodóvar, Greta Gerwig, Andrea Arnold, la donna in pantaloni è portatrice di erotismo non convenzionale, spesso non eteronormato.
📖 FUMETTI
Nel fumetto erotico, la donna in pantaloni ha un fascino alternativo, raffinato, talvolta dominatrice, in contrasto con l’erotismo tradizionale femminile “spogliato”.
Italia:
- In Crepax, Valentina indossa spesso pantaloni aderenti, culotte da equitazione, o completi maschili: il suo erotismo è sofisticato, postmoderno, cerebrale.
Manga:
- Nei manga yuri o shojo-ai, le ragazze in pantaloni sono spesso “prince girls”, figure androgine e romantiche che seducono ragazze più femminili – estetica queer giapponese.
Fumetto contemporaneo:
- Liv Strömquist, Julie Maroh, Fumettibrutti: le protagoniste in jeans strappati, pantaloni larghi o da lavoro incarnano un erotismo urbano, anarchico, emotivo, non costruito per il desiderio maschile.
- Milo Manara talvolta disegna donne vestite di maschile per esaltare l’eros dello spogliarsi lentamente.
🧩 CONCLUSIONI
La donna in pantaloni, sul piano erotico-estetico, sovverte le regole del desiderio. È:
- padrona del proprio corpo,
- soggetto attivo e non oggetto passivo,
- ambigua e potente,
- ironica o androgina, fetish o femminista.
I pantaloni diventano:
- segno di libertà
- filtro tra pelle e sguardo
- gioco di ruolo
- simbolo del corpo che non si concede facilmente, ma si dichiara