La Donna in Tailleur
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La donna in tailleur è una delle immagini più potenti e ambivalenti della modernità: una figura di eleganza, autorità, controllo, erotismo e trasformazione. Il tailleur (giacca e pantalone o gonna) nasce come appropriazione del potere maschile, ma nel tempo si carica di una sensualità sofisticata e sovversiva, diventando simbolo di emancipazione e ambiguità erotica.
Vediamo la donna in tailleur attraverso i linguaggi di letteratura, teatro, illustrazione, cinema e fumetti, esplorando il suo impatto estetico ed erotico, ma anche sociale e simbolico.
📚 LETTERATURA
Nella letteratura, il tailleur raramente è descritto in modo esplicito, ma appare in testi che riflettono sulla modernità femminile, il corpo vestito, la gestione del potere e del desiderio.
- In romanzi del secondo Novecento, il tailleur diventa metafora del ruolo professionale, della distanza emotiva, della femminilità contenuta. Autrici come Marguerite Duras o Simone de Beauvoir parlano della donna in tailleur come figura “sociale”, spesso imprigionata tra libertà e convenzioni.
- In letteratura contemporanea (pensa a Valeria Parrella, Elena Ferrante, Annie Ernaux), la donna in tailleur è quella che esce di casa, si confronta con il potere, oscilla tra il controllo e la fragilità. Il tailleur può rappresentare l’armatura dell’identità sociale, ma anche una corazza erotica — una pelle aggiunta.
🎭 TEATRO
Nel teatro, la donna in tailleur ha un’iconografia potente, spesso legata a ruoli di autorità, freddezza, potere, ambiguità erotica.
- Nella drammaturgia contemporanea, una donna che entra in scena in tailleur è una manager, un giudice, una madre algida, una donna politica — ma a seconda della messa in scena, può diventare maschera erotica, feticcio del potere, oppure figura ironica.
- In alcuni casi (es. teatro di Sarah Kane, Caryl Churchill, Emma Dante) il tailleur viene sporcato, slacciato, strappato, e perde la sua compostezza, rivelando corpi vulnerabili sotto la superficie di controllo.
🎨 ILLUSTRAZIONE
In illustrazione e arte visiva, la donna in tailleur è da decenni icona di classe, erotismo contenuto, eleganza spietata.
Echi storici:
- Tamara de Lempicka ritrae donne in abiti maschili/tailleur negli anni ’30, fredde, geometriche, irresistibili.
- Illustrazioni di moda (da René Gruau a Antonio Lopez) fanno del tailleur un oggetto di desiderio visivo, con tagli netti, gambe accavallate, rossetti e sguardi fissi.
Contemporaneo:
- Illustratrici e fumettiste (come Apollonia Saintclair) disegnano donne in tailleur che non si spogliano, ma dominano visivamente, spesso sedute con le gambe divaricate, sigaretta in mano, occhiali da sole — estetica da dominatrix elegante.
🎬 CINEMA
Nel cinema, la donna in tailleur è icona assoluta. Appare in film che parlano di potere, desiderio, controllo, ambizione, ma anche di sessualità repressa o inquieta.
Icone:
- Marlene Dietrich in smoking e tailleur: pioniera dell’estetica androgina e del potere visivo del maschile indossato da una donna.
- Katharine Hepburn: sofisticata, intelligente, disinvolta in pantaloni e giacche.
- Sharon Stone in Basic Instinct (1992): tailleur bianco, gambe accavallate, sguardo d’acciaio – uno dei momenti più erotici della storia del cinema, basato sulla tensione tra vestito e nudità minacciata.
Altri esempi:
- Sigourney Weaver in Working Girl (1988): tailleur come potere e manipolazione.
- Glenn Close in Attrazione fatale: tailleur aggressivo, professionale, che nasconde la fragilità.
- Tilda Swinton in molti ruoli: il tailleur diventa abito rituale di potere neutro, ermafrodita, astratto, ultramoderno.
Estetica:
- Il tailleur al cinema è spesso feticcio visivo: lo spettatore è attratto dal rigore, dal bottone slacciato, dal taglio preciso. È erotismo del controllo, del “quasi”, della tensione tra compostezza e desiderio.
📖 FUMETTI
Nel fumetto, la donna in tailleur è figura frequente e ambigua: spesso fredda, autoritaria, a volte sadica, ma anche elegantissima e sensuale.
Erotismo classico:
- In Crepax, alcune delle donne che Valentina incontra portano tailleur – simboli di potere che si trasformano in scenari di sottomissione, seduzione, travestimento.
Fumetto erotico e noir:
- La “donna in tailleur” è spesso capo di una multinazionale, spia, psicoanalista, padrona, assassina elegante. L’elemento erotico è nel contrasto: raffinatezza e brutalità.
Fumetto contemporaneo:
- In graphic novel femministe o autobiografiche (come Liv Strömquist, Fumettibrutti o Mirion Malle), il tailleur può apparire come simbolo di adattamento forzato al potere maschile, oppure come modo per giocare col ruolo di genere.
🧩 CONCLUSIONI
La donna in tailleur è:
- Estetica del potere
- Erotismo mentale, rarefatto, glaciale o improvvisamente incendiario
- Simbolo dell’ingresso nella sfera pubblica maschile
- Corazza, maschera, gioco
Il tailleur non mostra il corpo, ma lo suggerisce, lo disciplina, lo incornicia. E proprio per questo può essere più erotico della nudità.
Il sottile erotismo del Tailleur
Il sottile erotismo del tailleur è una delle forme più raffinate, ambigue e potenti di sensualità nella cultura visiva e narrativa del Novecento e oltre. Non si tratta di nudità, ma di controllo, compostezza, tensione e potere. Il tailleur – soprattutto femminile – rappresenta un paradosso: è un abito di contenimento e professionalità, ma proprio per questo diventa piattaforma ideale per un erotismo trattenuto, intellettuale, insinuante.
È l’erotismo del “quasi”, della sospensione, del gesto preciso, del bottone slacciato con lentezza, della piega che accenna senza mostrare. E la letteratura e il cinema hanno saputo sfruttarlo con maestria, per suggerire, destabilizzare, sedurre.
🎩 PERCHÉ IL TAILLEUR È EROTICO (QUANDO NON VORREBBE)
- È un abito maschile addosso a un corpo femminile
→ Ambiguità, travestimento, dominio del codice maschile (potere) ma con il corpo della seduzione (femminile). - Non rivela, ma struttura il corpo
→ Le curve sono trattenute, suggerite; la pelle è nascosta; lo sguardo desidera attraverso il tessuto. - Segna il passaggio da oggetto a soggetto
→ Non è l’abito della donna guardata, ma della donna che guarda, che dirige, che decide. Il desiderio nasce dallo spostamento di potere. - È elegante, glaciale, intelligente
→ E quindi anche trasgressivo in un’epoca in cui l’erotismo era associato all’eccesso, non alla misura.
📚 IN LETTERATURA
Il tailleur raramente è nominato in modo esplicito come oggetto erotico, ma la sua presenza estetica e simbolica è forte in molti testi:
▪️ Simone de Beauvoir – La donna spezzata
- Le protagoniste sono spesso donne che si muovono nel mondo moderno con abiti “seri”, strutturati. La loro sessualità è trattenuta, compressa, e proprio per questo percepita con forza tra le righe.
▪️ Marguerite Duras
- Nei suoi romanzi e sceneggiature (Moderato cantabile, L’amante), le donne sono composte, silenziose, eleganti. La sensualità è tutta nella postura, nel gesto, nella voce controllata, e negli abiti rigidi (che potrebbero benissimo essere tailleur). Un erotismo del ritardo e del non detto.
▪️ Colette
- Le eroine moderne e raffinate dei suoi racconti vestono in modo maschile, sfidano le convenzioni. La loro sensualità è urbana, moderna, non scoperta ma scoperta tra le righe.
▪️ Alberto Moravia
- In personaggi femminili come quelli de Il disprezzo o La noia, l’abbigliamento elegante (quasi impersonale) accentua l’erotismo del distacco, del gelo. La donna in tailleur è bello e irraggiungibile.
▪️ Yukio Mishima
- In romanzi come La scuola della carne, l’eleganza è sempre predatrice, contenitiva. Il vestito diventa scudo erotico.
🎬 AL CINEMA
Il tailleur al cinema è codice erotico di altissima intensità. Non è solo estetica, ma dispositivo narrativo.
🔥 1. Basic Instinct (Paul Verhoeven, 1992)
- Sharon Stone entra in scena con un tailleur bianco. Glaciale, impassibile, elegante. La scena dell’interrogatorio è la sintesi dell’erotismo trattenuto: il tailleur è armatura e provocazione. Il vero erotismo è nella tensione tra quello che mostra (nulla) e quello che sembra promettere (tutto).
🔥 2. Il portiere di notte (Liliana Cavani, 1974)
- Charlotte Rampling indossa completi neri, camicie da uomo, tenute rigide che contrastano con la violenza dei rapporti. Il tailleur diventa feticcio ambivalente, tra controllo e sottomissione.
🔥 3. La regina Margot (Patrice Chéreau, 1994)
- La sensualità di Isabelle Adjani emerge non dalla nudità, ma dalla composizione sartoriale e visiva dei costumi: la stoffa come secondo corpo, desiderabile più della pelle stessa.
🔥 4. Working Girl (Mike Nichols, 1988)
- Il tailleur è inizialmente simbolo di oppressione, poi di ascesa. Ma anche in questo film “pop”, il cambiamento del taglio, del colore, della postura, crea erotismo e potere insieme.
🔥 5. The Hunger (Tony Scott, 1983)
- Catherine Deneuve, eternamente elegante in tailleur: immortale, glaciale, sensuale. L’abito chiuso è più provocante della nudità.
🪞 IL TAILLEUR COME FETICCIO ESTETICO
Il tailleur è diventato feticcio erotico in:
- Moda fetish soft (giacche aderenti, latex da ufficio, scarpe con tacco, camicie stirate).
- Fotografia erotica elegante (da Helmut Newton a Ellen von Unwerth).
- Illustrazione: Apollonia Saintclair disegna donne in tailleur che dominano visivamente, spesso in scene di sottile sadomasochismo psicologico.
🧩 CONCLUSIONI
Il sottile erotismo del tailleur vive nella tensione tra ciò che si mostra e ciò che si nega. È un erotismo:
- Elegante, intellettuale, per adulti
- Che nasce dal controllo, non dall’abbandono
- Dove la donna è regista del proprio desiderio, non solo oggetto dello sguardo
- Dove la stoffa, il taglio, il bottone, il colore – parlano più della pelle stessa