Schiave Arabe
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Il trattamento delle schiave nel mondo arabo storico fu estremamente diversificato, complesso e spesso contraddittorio. La schiavitù nel mondo islamico, e in particolare nel mondo arabo medievale e moderno fino al XIX secolo, aveva specifiche caratteristiche culturali e religiose che distinguevano questo fenomeno da altre forme di schiavitù (come quella romana o americana).
Qui di seguito analizziamo alcuni aspetti principali relativi alla condizione delle donne ridotte in schiavitù nel mondo arabo.
Origini e contesti della schiavitù femminile nel mondo arabo
La schiavitù nel mondo arabo e islamico derivava da varie fonti:
- Guerre e razzie: le donne catturate durante guerre e razzie divenivano spesso schiave domestiche o concubine.
- Mercati degli schiavi: acquistate principalmente dai mercanti nelle regioni dell’Africa subsahariana, Europa orientale, Caucaso, Asia centrale e persino dall’India.
- Tributi e doni politici: spesso venivano regalate come tributi o doni diplomatici tra governanti o capi tribali.
Condizioni di vita e trattamento
Le schiave nel mondo arabo erano prevalentemente impiegate in ruoli domestici o come concubine, e in misura minore in agricoltura o lavori manuali pesanti.
1. Schiave domestiche
- Vivevano nelle case padronali, svolgendo mansioni domestiche (pulizie, cucina, cura dei bambini).
- Potevano essere trattate bene o male, a seconda della personalità e dell’educazione dei padroni.
- Alcune erano educate e formate culturalmente per servire nelle corti o nelle famiglie aristocratiche, diventando figure rispettate e influenti nella casa.
2. Concubine (Jawārī)
- Molte schiave erano destinate a diventare concubine dei loro padroni. Questo ruolo aveva uno status particolare nell’Islam, regolamentato dalla legge religiosa (shari’a).
- Il padrone aveva diritto sessuale sulla concubina, purché rispettasse alcune condizioni (come provvedere ai suoi bisogni fondamentali).
- Una concubina che partoriva un figlio al padrone acquisiva lo status di Umm al-walad, cioè “madre di un figlio”. Da quel momento non poteva più essere venduta e diventava libera alla morte del padrone.
3. Possibilità di emancipazione
- Era relativamente comune nel mondo islamico liberare schiave e concubine dopo alcuni anni di servizio fedele, come atto di pietà o generosità religiosa.
- Una volta liberate, alcune donne potevano raggiungere status sociali dignitosi o addiritturà prosperità economica.
Diritti religiosi e legali nell’Islam
La legge islamica (shari’a) regolava dettagliatamente la schiavitù femminile:
- Il Corano e gli Hadith raccomandavano di trattare con giustizia e umanità gli schiavi e le schiave.
- La violenza gratuita o il maltrattamento erano formalmente proibiti, anche se di fatto si verificavano frequentemente.
- Le schiave avevano diritto al cibo, al vestiario, all’alloggio e a essere trattate con una minima dignità umana.
- Erano protette contro abusi estremi (come la mutilazione o la violenza ingiustificata), anche se queste regole non sempre venivano rispettate nella pratica quotidiana.
Realtà e contraddizioni della condizione femminile in schiavitù
La realtà era però molto variegata, spesso contraddittoria e dolorosa:
- Molte schiave, specialmente se giovani e belle, erano esposte a violenze, abusi sessuali, trattamenti umilianti e vendita frequente.
- Nelle famiglie aristocratiche e presso le corti, alcune schiave istruite e talentuose diventavano musiciste, poetesse, o cortigiane rispettate, acquisendo uno status superiore, ma restavano sempre vulnerabili.
- Le condizioni di vita dipendevano molto dalla fortuna personale, dal temperamento dei padroni, e dalla situazione economica e sociale in cui vivevano.
Il fenomeno degli harem
Una realtà particolarmente nota (ma anche molto stereotipata in Occidente) fu quella degli harem:
- Gli harem erano spazi privati della casa, destinati esclusivamente alle donne (mogli, concubine e schiave domestiche).
- Alcune donne potevano raggiungere influenze notevoli all’interno degli harem imperiali, diventando potenti consigliere politiche, come avvenuto negli harem ottomani o in quelli abbasidi.
L’harem era spesso rappresentato nell’immaginario occidentale come un luogo di lusso, erotismo, e intrighi; in realtà, era anche luogo di reclusione e oppressione femminile, sebbene molte donne vi trovassero una forma di sicurezza o di prestigio.
Fine della schiavitù nel mondo arabo-islamico
La schiavitù nel mondo arabo cominciò a declinare nel XIX secolo, sotto pressioni internazionali, coloniali e interne:
- La pressione britannica e internazionale fu decisiva nella graduale abolizione della tratta degli schiavi.
- Paesi come l’Egitto abolirono ufficialmente la schiavitù nella seconda metà del XIX secolo; Arabia Saudita e Yemen abolirono ufficialmente la schiavitù soltanto negli anni ’60 del XX secolo.
Conclusioni e riflessioni
La condizione delle schiave nel mondo arabo fu molto variabile e complessa: da una parte c’erano le leggi religiose islamiche che invitavano al trattamento umano e rispettoso, dall’altra una realtà quotidiana in cui prevalevano spesso abuso e violenza.
Nel tempo moderno, il tema rimane delicato e dibattuto, ma è essenziale distinguere tra la realtà storica, spesso dolorosa, e le rappresentazioni stereotipate costruite sia in Occidente che in Oriente.
Comprendere le sfumature storiche aiuta a evitare semplificazioni e ad affrontare in maniera più equilibrata e consapevole l’eredità culturale complessa di un fenomeno così importante nella storia del mondo arabo e islamico.